Bagolino - Guida Turistica

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.: BAGOLINO
 Bagolino è un comune di 3.919 abitanti della provincia di Brescia, nella Valle del Caffaro, laterale destra della Valle Sabbia. Località climatica e di soggiorno, è nota per il formaggio Bagòss e per il carnevale. Il Comune di Bagolino ha una superficie di ettari 10.969 ed è il primo per dimensione di tutta la Provincia di Brescia. L'altitudine massima è di mt. 2.665 sul livello del mare (Monte Bruflione) la minima di mt. 368 (Piana del Caffaro) a livello del Lago d'Idro, terzo lago per importanza della Provincia di Brescia. L'altitudine media del capoluogo è di circa 800 metri sul livello del mare. La rete idrografica è costituita in via principale dal fiume Caffaro che attraversa tutta la valle, detta appunto del "Caffaro", e dopo aver raccolto acqua dai numerosi affluenti attraversa la piana del Caffaro e si immette nel Lago d'Idro. Diversi i laghetti alpini presenti sul territorio del Comune di Bagolino, tra questi spicca per dimensione quello di Bruffione (a quota 1885 s.l.m.) della superficie di mq. 49.120.
  I primi documenti scritti che riguardano Bagolino risalgono al 1.000 d.C. e "parlano" di un territorio posto a sud del paese chiamato Pian d'Oneda in località Ponte Caffaro. Questo piano, che in seguito entrerà a far parte dei territorio di Bagolino, era un luogo paludoso ed insalubre formato dal delta dei fiume Caffaro e le acque del lago d'Idro. Verso l'anno 1100, è incerto il momento preciso, e più d'una sono le versioni, sembra che queste terre siano state donate al Monastero di S. Pietro in Monte di Serle da re franchi o longobardi che, sotto il loro dominio, rafforzarono il culto cristiano. I Monaci ebbero il compito di bonificare il territorio e di costruirvi un ostello per i viandanti che passavano numerosi su quella strada. Anche i bagolinesi dovevano transitare per quel luogo. Prima di costruire il ponte di Prada, l'unica via per andare a Brescia - in alternativa a quella che passava per il valico del Maniva - era rappresentata dal ponte di Romanterra; si costeggiava a destra il Caffaro sino al bivio delle Armadure, dove per la strada detta "Bagozzina" si giungeva in Pian d'Oneda.
  Un'altra versione vuole che queste terre siano state affidate ai Benedettini dagli Uomini di Storo, Darzo, Lodrone; Bovile e Villa di Ponte, antichi paesi scomparsi in seguito ad inondazioni, che nell'anno mille all'incirca avrebbero incaricato i Monaci di sanare l'intero Piano e di costruirvi un Ostello ed una Chiesa in onore di S. Giacomo. A comprova di ciò il Panelli asserisce che la notizia era riportata in una lettera da lui trovata, scritta da un certo G. Bonardelli, il 20 marzo 1597, al parroco Manzoni. L'unico brano di questo invito, che si data intorno all'anno 1000 è quello trascritto dal Panelli nel suo manoscritto: "... rogamus vos domine Pater Abbas de Monte, ut veniatis in locus nostri de casalis et ibi edificetis ecclesia et Monasterum in onore sti Jacopi apostoli Majori, et ibi permaneatis laborando in honore Dei... " Un altra testimonianza dice che i Monaci subentrarono solo verso il 1213 poiché sino a quell'anno l'intero piano era affittato ad un certo Petro de Tosino ed altri di Anfo, con un canone di 8 libre d'argento in moneta milanese (Odorici). Di fatto i Benedettini iniziano la bonifica cercando di risanare tutta la zona con ampie piantagioni di ontani (ones) che daranno poi il nome a quella terra: Pian d'Oneda. I Benedettini costruiscono anche una chiesa che viene dedicata a S. Giacomo patrono dei pellegrini, ed un ospizio gratuito ("Xenodochio'9 per dare rifugio e ristoro ai tanti viandanti che transitavano per quella strada. I contadini che aiutano i Monaci a coltivare il Piano abitano in piccole cascine dette "caselle" che sorgono vicino alla Chiesa.